Come nascono i videogiochi e gli indie

Vi siete mai chiesti come vengono prodotti, ideati, lanciati e pubblicizzati i videogiochi? Per i libri e per la musica sembra tutto piuttosto chiaro: ci sono degli artisti che cercano di farsi notare, finché un produttore li finanzia e li porta al grande pubblico. Per i videogiochi anche è così, ma ci sono degli accorgimenti da fare che rendono tutto più interessante.

Sviluppatori e Produttori

Dietro ai videogiochi c’è sempre una o più menti, che pensando ad un personaggio, ad una storia, ad un gameplay particolare, cercano collaboratori per mettere in pratica l’idea. Posso pensare anche al nuovo Super Mario, ma se non ho un team di programmatori, grafici, musicisti, da solo è praticamente impossibile fare anche il primo passo. Questo chiaramente ha un costo, perché se ti poni a capo di un progetto, i dipendenti vanno pagati. Prima ancora di incassare un euro hai già sulle spalle il costo dei salari, ma la cifra è destinata a salire, perché avrai bisogno di materiale e pubblicità.

Bisogna essere sicuri che il gioco possa  soddisfare il grande pubblico, perché i produttori, coloro che investono e finanziano il progetto, se valido, devono essere sicuri di un ritorno economico soddisfacente. Nessuno fa beneficenza, figuriamoci la Sony, per esempio. È per questo che il livello dei videogiochi è livellato verso il basso, con una difficoltà al minimo storico, con delle frecce che aiutano continuamente il giocatore, con una storia di infima qualità, ma che sa accontentare con una grafica mozzafiato e un personaggio carismatico. Non importa se il gioco in se e per sé non vale molto, perché l’importante è vendere, e da una parte non mi sento nemmeno di biasimarli: è un lavoraccio, perché si scommette sin dal primo giorno e con una concorrenza spietata. Molti videogiochi ormai puntano tutto sugli effetti speciali, sulla personalizzazione del personaggio, trasformandosi in veri e propri film. Ne è passato di tempo da quando l’unico obiettivo era far divertire concentrandosi unicamente sul gameplay. I mezzi 20 anni fa erano scarsi, la grafica era ancora fatta di poligoni, di triangoli e le console non avevano una memoria ed un processore potenti per elaborare chissà cosa. Forse si è dimenticato un po’, senza voler criticare troppo, che il credo dei videogiochi è unicamente quello di far divertire per ore ed ore.

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Un tizio a caso che disegna modelli 3D

I videogiochi indie, il crowdfunding

Negli ultimi anni, diciamo dalla seconda metà del 2000 in poi, l’asse sviluppatore-produttore ha iniziato, per alcuni, a vacillare. Molte software house si sono concentrate sul loro gioco puntando sulla qualità e senza guardare in faccia a nessuno in termini di difficoltà ed originalità: il destinatario non è più il grande pubblico. Ma dove prendono i soldi? Come si finanziano? La risposta è semplice: da tutti noi. La pratica del crowdfunding, come quella praticata dal sito Kickstarter, consiste nel proporre un progetto e chiedere aiuto alla comunità, che è fatta di gente come noi, promettendo in cambio una copia del gioco, dei gadget, o anche nulla se qualcuno volesse donare semplicemente. Sembra una cosa da pazzi, ma così molti sviluppatori sono riusciti ad avere migliaia di dollari, riuscendo a realizzare il loro sogno e creando una fanbase niente male. Questo è soltanto uno dei modi di autofinanziamento ed è quello più in voga in questi ultimi anni. I videogiochi che vengono prodotti con metodi alternativi vengono definiti indie dall’inglese indipendent, ossia indipendente (era piuttosto chiaro, lo so!). Se pensate che siano giochini di poco conto, in stile flash del tipo schiaccia la formica, vi fermo subito: Ratchet and Clank, Spyro, Don’t Starve, The Binding Of Isaac, Minecraft, Stronghold, World Of Goo, Terraria, Shovel Knight, Tomb Raider: Underworld, Guacamelee sono soltanto degli esempi. Vorrei precisare che nel caso di Ratchet And Clank, Spyro e Tomb Raider il discorso è un po’ particolare, perché trattasi di case indipendenti che alla fine hanno ottenuto fondi da grandi case come la Sony. Questo ha permesso a gente che sa fare il suo mestiere di emergere in un mondo saturo da giochi con la tripla A, come Assassin’s Creed o Call Of Duty, che, per accontentare tutti, hanno puntato forse troppo all’effetto cinematografico, abbassando il livello del gameplay e della difficoltà, quindi della sfida. Possono sembrare delle critiche soggettive (e sicuramente lo sono), però voglio farvi pensare a Resident Evil 1 o 2 e poi al 6, o magari a Call Of Duty 2 e poi a Black Ops, ad Assassin’s Creed II e poi a Unity.

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Solo alcuni dei titoli che possono davvero divertire

Il Digital Delivery

Va bene, una volta finanziati e prodotti, come si fa a commercializzare questi videogiochi? Provate ad immaginare il lavoro che c’è dietro la stampa della copertina, del manuale, la masterizzazione del cd ed alla sua distribuzione per tutto il mondo: camion, aerei, negozi, ingrossi. La spesa è di milioni di euro e di certo un gioco indie difficilmente potrà permetterselo. E infatti non vuole permetterselo, e si affida al digital delivery. Che cos’è? In pillole è quando vuoi acquistate dal negozio online della tua Playstation un gioco, pagandolo con la carta di credito, e scaricandolo con la Wi-Fi. Una spiegazione più scarna di questa non può esserci. Significa che non dovrai andare al negozio a comprare il videogioco, e non sto dicendo che sono a favore di ciò, ma dico soltanto che si evitano tutte le spese di commercializzazione che abbiamo elencato. Ecco come i videogiochi indie sono riusciti a tagliarsi una bella fetta di mercato, in alcuni casi davvero consistente come per Minecraft (ora di Microsoft). Tutte le console ormai incentivano questa pratica: abbiamo il Playstation Store, Microsoft e Windows Store, eShop di Nintendo, Steam o GOG per PC, Linux e Mac. I prezzi poi sono spesso al ribasso, potendo giocare su sconti e offerte, non dovendo affrontare alcun costo di distribuzione, permettendo a tutte le tasche di accedere ai contenuti.

Steam
Solo alcuni degli store principali.

Conclusioni e Videogame italiani

Personalmente amo molto la scena indie, perché è in grado di dare nuova luce al mondo dei videogiochi, spolverando generi accantonate, scenari dimenticati, creando sempre qualcosa di originale. Non tutto è ora quel che luccica, perché molti titoli sono di bassa qualità, ma non è difficile incontrare ottimi giochi, come quelli elencati sopra. Basti pensare che il ritorno agli 8-bit è passato certamente per la scena indie. È una dimensione da non sottovalutare e che ha permesso anche a sviluppatori italiani di dire la propria come In Verbis Virtus, un gioco che permette di lanciare incantesimi con il microfono, o The Town Of Light, ambientato in un ospedale psichiatrico del nostro territorio e che consente l’utilizzo di Oculus Rift. Parliamo di progetti interessanti davvero, che non avrebbero mai visto la luce probabilmente.

Spellcraft
Avada Kedavra! No, non è Harry Potter, ma In Verbis Virtus.

 

TownOfLight
Atmosfera spettrale per Town Of Light. Da provare il titolo nostrano

Nerd And Noob

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Malato per i videogiochi e per qualsiasi cosa funzioni con un po’ di elettricità. La scrittura è mia grande amica e la sto trasformando pian piano in una professione. Ho un blog, videogiochia30anni.it e collaboro nella sezione tecnologia con 2duerighe.com ormai da diversi anni.