Metal Slug il gioco che non tramonta mai

Probabilmente la metà degli anni 90 è stato il periodo più prolifico e più discusso della storia dei videogiochi. Grandi guerre tra colossi come Nintendo e SEGA, la nascente Playstation, i primi motori grafici realmente 3D, e tantissime novità che meriterebbero ore ed ore di discussione. Ma nel frattempo una grande casa proveniente dalla Korea faceva impazzire milioni di videogiocatori con numerosissimi titoli come King Of Fighters, Fatal Fury, e soprattutto Metal Slug. Ho un debole per la salagiochi, ormai lo avete capito, ma qui voglio sottolineare la loro importanza per un motivo fondamentale: la SNK produsse una sua console, ma, per vari motivi, non ebbe il successo sperato. Ciò significa che se non fosse stato per loro, titoli di questo calibro sarebbero caduti nel dimenticatoio.

Metal Slug ha una storia?

Esatto, Metal Slug ha una storia. Erano tempi in cui anche un gioco da cabinato poteva raccontarci qualcosa, anche se in quelle brevissime pause video cercavamo di riprendere fiato, e non certo cercare un approfondimento psicologico dei personaggi o chissà cosa. La frenesia delle sparatorie, dei numerosi nemici che ti attaccano da ogni dove lasciavano pochissimo spazio ad interpretazioni e l’unica cosa che ci permetteva di andare avanti erano i proiettili e le granate. Ma visto che qui ce ne stiamo tranquilli a leggere un articolo, vediamo di parlare un po’ di questa storia.

Siamo più o meno nel 2028 in un mondo diviso tra Esercito Regolare e Ribelli. Il primo è più forte e numeroso e dovrebbe occuparsi di far mantenere l’equilibrio e la pace, ma la corruzione e la politica, come accade nella realtà, portano ad una disorganizzazione tale che la Ribellione riesce a danneggiarli seriamente. Il Vice Ammiraglio dei Marines, Donald Morden è uno dei pochi non corrotti dell’Esercito Regolare, ma un evento lo segna nel profondo facendogli cambiare schieramento: suo figlio viene ucciso in un bombardamento dell’Esercito Regolare e decide così di schierarsi con i Ribelli. Questi iniziano a farsi sempre più forti e rubano numerosi carri che avrebbero dovuto, teoricamente, risollevare le sorti dei Regolari. E indovinate di cosa sto parlando? Ma ovviamente del Super-Vehicle-001. Le speranze ormai sembrano essersi perse, ma c’è ancora qualcuno che non si rassegna, qualcuno che ha ancora coraggio di dire la sua. Un certo Marco Rossi e Tarma Roving, entrambi con il grado di Tenente dei Falchi Pellegrini, unità speciale dell’Esercito Regolare, decidono di compiere una missione disperata per fermare Donald Morden, ormai capo dei Ribelli. Inizia così l’epica storia di uno dei videogiochi da cabinato più belli di sempre e sui quali ho speso ore ed ore.

Donald_Morden

Metal Slug: il gioco

Mi vergogno anche un po’ a fare questo paragrafo, perché di certo non va introdotto, ma è bene farlo per le nuove generazioni che giustamente devono-sapere-quanto-accaduto e perché è giusto collocarlo cronologicamente. Siamo a metà degli anni 90, e questo già l’ho detto, ma non ho detto quanto sia stato rivoluzionario per l’epoca. Certo, esistevano già i picchiaduro a scorrimento, ed esisteva un certo Contra da cui eredita sicuramente delle caratteristiche. Ma Metal Slug è completamente originale per tante altre cose, quelle importanti che lo hanno reso così celebre. Dal design utilizzato, allo stile ironico e divertente, dal ritmo serrato e nauseante ai numerosissimi Easter eggs. Ma dietro ad un gioco apparentemente semplice, come abbiamo già visto per la trama, c’è tanto studio e tanto lavoro. Era un gioco che all’epoca richiedeva grandi risorse e che, pensandoci bene, è ancora piacevolissimo oggi, segno che un lavoro ben fatto non invecchia mai. I numerosi riferimenti alla storia, alle armi utilizzate, come il cannone Vulcan o la granata tedesca, stanno a significare che dietro ci sono delle menti brillanti. I dettagli presenti in un gioco che sembra soltanto uno spara-salta-evita sono il lasciapassare che gli consente di entrare nell’Olimpo dei videogames.

Il gioco è semplice: scorrimento 2D, munizioni per la pistola infinite, punti per prigionieri salvati ed Easter Egg trovati o nemici uccisi, cinque o sei livelli (in base al capitolo giocato), Boss a fine livello. Niente di nuovo, no? E invece come dicevo è tutto originale, ma per capirlo veramente dovreste aver vissuto un po’ gli anni 90 e trovarvi di fronte per la prima volta Metal Slug. Gioco semplice ma sfida elevata, con una curva di apprendimento giusta. In un precedente articolo parlavo proprio della difficoltà dei giochi e questo, signori miei, è esattamente quello che io vorrei da un titolo. Il primo livello è più semplice dell’ultimo, le meccaniche sono immediate perché ci sono tre tasti da utilizzare, non di più, e l’unico obiettivo inizialmente è quello di difendersi dalle ondate. Con il tempo però imparerete ad anticipare gli attacchi, ad ottimizzare le armi bonus che troverete, ad evitare di finire schiacciati dal Boss.

Una piccola curiosità che voglio svelarvi è il significato letterale di Metal Slug. Significa lumaca di metallo, e si riferisce chiaramente ai vari veicoli, in particolare il Super-Vehicle-001, che è possibile pilotare o combattere. Un’altra chicca, e poi lascio a voi il compito di scoprirne altre, è presente nella missione 5 del primo capitolo: è ambientato in Italia e, oltre ai vari negozi che ricordano l’artigianato nostrano, come l’enoteca, il salumiere, c’è un negozio chiamato Rocher, con un chiaro riferimento al Ferrero Rocher. Indimenticabile, poi, la Fiat 500.

MetalSlugX

Una piccola dedica. Conclusioni

In un articolo generalmente non dovrebbe esserci molto spazio per sentimentalismi personali, ma qui sono sul mio blog, e faccio un po’ come mi pare. Parlo quasi sempre dei miei giochi preferiti qui, mentre negli altri posti in cui pubblico i miei articoli ho il dovere di informare prima di tutto. Ogni singolo scritto che trovate qui, su Videogiochi a 30 anni, è un pezzo della mia storia che voglio raccontarvi, anche se mantengo sempre un certo distacco. Non voglio annoiare il lettore, che ha già mille pensieri per la testa, ma voglio far capire che dietro questo monitor c’è una persona in carne ed ossa, che ha vissuto momenti indimenticabili grazie a questi titoli, perché ci sono persone che si emozionano con i film, con i libri, ma se si parla di videogiochi allora sembra quasi che uno debba nascondersi. Io invece voglio dire a tutti i lettori che i momenti che avete passato nella salagiochi con un vostro amico, o anche semplicemente nel salotto di casa vostra, ha la loro stessa dignità. Ma voglio arrivare al punto.

Metal Slug non è un titolo come gli altri, ma questa frase l’avete già sentita altrove e i motivi ve li ho appena spiegati. Metal Slug però, in particolare, mi ricorda l’infanzia e i pomeriggi passati davanti al cabinato con quell’odore nauseabondo di sigarette dei più grandi, e di plastica che l’estate non ne voleva proprio sapere. Sgabelli che per salirci dovevo prendere lo slancio perché ero ancora troppo basso, eppure erano la mia unica possibilità di poter giocare. Caramelle che frizzavano in bocca e 500 lire che erano già mutate in vite, 3 vite soltanto. Sfide con gli amici, uno in particolare che era la mia spalla e la mia spinta a migliorare, che sacrificava il suo gettone per lasciarmi più punti e scrivere così il mio nome al primo posto dei record, quello dei grandi che si chiedevano come potesse batterli un bambino così piccolo. Vi dico queste cose non solo per raccontarvi un po’ di me, ma perché credo fermamente che i videogiochi debbano prendersi il giusto merito, e non essere etichettati, ancora nel 2016, come fonte di disturbo per i ragazzi. Queste cose che io vi ho scritto sono la testimonianza di come un semplice gioco potesse essere un catalizzatore sociale, un modo per relazionarmi anche ad altre persone. Sono ricordi, cose che ho vissuto e che spero altri ragazzi possano vivere. È questo il motivo del mio blog, Videogiochi a 30 anni, perché non bisogna assolutamente vergognarsi se la propria passione è quella di starsene davanti alla Playstation per un’oretta, proprio come il resto del mondo se ne sta davanti alla televisione o ad un buon libro.

Nerd And Noob

Malato per i videogiochi e per qualsiasi cosa funzioni con un po’ di elettricità. La scrittura è mia grande amica e la sto trasformando pian piano in una professione. Ho un blog, videogiochia30anni.it e collaboro nella sezione tecnologia con 2duerighe.com ormai da diversi anni.